Andrea Calabresi
Moon

a cura di Daina Maja Titonel

14 febbraio - 29 marzo 2014


works selection
In mostra una selezione di 17 fotografie tratte dal nuovo progetto The Upper Half del fotografo Andrea Calabresi.
Da molti anni Calabresi lavora su progetti fotografici di lunga durata, in cui la tecnica fotografica analogica viene utilizzata per ottenere la massima ricchezza espressiva delle immagini. Nel suo ultimo progetto l'artista rende omaggio alle sorgenti luminose per eccellenza, il Sole e la Luna protagonista di questa mostra.
Nei grandi cieli notturni, dove la Luna illumina tenuemente la spettacolare casualità degli eventi atmosferici, Andrea Calabresi ricerca la fusione tra la purezza di una visione infantile e la complessità del guardare propria dell'età adulta. La Luna è lì davanti a noi, esattamente al centro dell'inquadratura, come quando da bambini provavamo a disegnarla, liberi da ogni estetismo e cruccio compositivo.
The Upper Half è anche un'esplorazione dei limiti della stessa visibilità: da una parte la fonte di luce più potente che conosciamo, dall'altra il suo pallido riflesso proiettato sulla Terra da uno dei suoi satelliti. Sole e Luna sono fotograficamente immagini al limite dell'irrealizzabilità.
Con una tecnica complessa, che però cerca di farsi invisibile per ricreare la semplicità del guardare con i nostri occhi, in Moon Calabresi insegue una forma di realismo percettivo dell'immagine, rifiutando qualsiasi deriva pittorica o spettacolarizzazione della visione.
Le immagini in mostra sono fotografie analogiche stampate dall'autore su carta baritata alla gelatina ai sali d'argento, sette di grande formato (cm. 122 x 122) e dieci di medio formato (cm. 47 x 47).

ANDREA CALABRESI
Nasce a Roma nel 1967. Inizia da bambino a scattare fotografie e a lavorare in camera oscura.
Inizialmente autodidatta deve la sua formazione successiva a James Megargee ed Arno Rafael Minkkinen.
E' fotografo professionista dal 1990 al 1998, lavorando in vari campi, ma soprattutto in fotografia d'architettura.
Nel 1996 apre a Roma un laboratorio di stampa fine art in bianco e nero. Si è così potuto dedicare più intensamente allo studio della tecnica, ai progetti artistici, alla ricerca storico critica e all'insegnamento. Insegnamento che svolge presso Corsi Foto Analogica, la Toscana Photographic Workshops (TPW) dal 2003 e la Syracuse University (New York) dove è visiting professor dal 2004.
Il suo lavoro individuale si incentra su progetti di lunga durata, come le vedute urbane di Domande sul senso dello spazio (1995-2002) e i paesaggi di Close Landscapes (2001- 2008).


LUCE RIFLESSA
di Fabio Severo

La vista di un corpo celeste è un'esperienza intensa e al tempo stesso effimera, in cui il confine tra l'osservazione diretta e la ricomposizione del suo ricordo si fa estremamente labile. Fotografare la Luna somiglia al rappresentare l'atto stesso del ricordare, ricreare materialmente una visione che tutti conserviamo nella memoria.

Moon di Andrea Calabresi guarda alla Luna come per interrogare il senso della sua stessa raffigurazione, la funzione iconica di una visione che è tra le più universali che conosciamo. Una serie di cieli notturni, ognuno dei quali ospita nel suo centro esatto il cerchio luminoso di una Luna piena. Pochi segni bastano a darci il senso della realtà fisica della scena che osserviamo: le forme della sua superficie rivelate da tracce leggere, il contorno luminoso di alcune nuvole che la circondano e a volte scorrono davanti alla sua luce riflessa. Ogni residuo di visibilità viene utilizzato per dare forma al cielo notturno che, in queste immagini, appare in una visibilità assoluta anche se minima, come preso in una forma di oscurità luminosa.

Spesso le fotografie ci indirizzano nel modo in cui ricordiamo, sovrapponendosi alla nostra memoria e imponendoci le loro qualità materiali: il tipo di grana, una certa gamma cromatica, un taglio, un contrasto particolare possono diventare surrogati della nostra immaginazione, come se fossero più veri del nostro stesso guardare. Le crediamo tracce di realtà, anche se sono soltanto approssimazioni di ciò che possiamo osservare direttamente.

Moon si presenta come un esperimento in direzione contraria, forzando la fotografia a ricreare la naturale complessità e ricchezza dello sguardo umano, proponendo una visione amplificata di qualcosa che è spesso ridotto ad una manciata di segni confusi e lontani, mentre ai nostri occhi appare sempre, anche se ogni volta per un breve istante, nitidissimo e vicino.