26 Novembre 2015 — 16 Gennaio 2016
testi critici di Elmerindo Fiore e Claude Frontisi

In mostra nove dipinti di grande formato (180×130 cm / 280×130 cm), e altrettanti di piccolo/medio formato, realizzati dal pittore Gaetano Zampogna tra il 2010 e il 2013, utilizzando come supporto stoffe decorate.

Con piglio visionario, Zampogna crea grandi macchine visive i cui protagonisti sono due personaggi allegorici: i giganti Mata e Grifone, fondatori mitici della città di Messina. Rappresentati rispettivamente da una donna bianca e da un guerriero moro, nelle fattezze di colossi di cartapesta, durante le feste patronali vengono portati in processione per le vie di alcuni paesi in Sicilia e in Calabria, terra di origine di Gaetano Zampogna.

Evocati dall’artista in questi lavori, Mata e Grifone si palesano sulle stoffe decorate con motivi floreali precipitando nell’abisso dello spazio irreale dello sfondo.

Scrive Claude Frontisi nel catalogo che accompagna la mostra: “Questa è la pittura che Gaetano Zampogna declina in tutti i tipi di formato: fantasmi venuti dalla notte dei tempi, sogno a occhi aperti che ci invita a condividere nel presente, nella gigantomachia di questa esposizione“.

Le opere ‘gigantesche’ di Zampogna sembrano nascere da quella condizione stravagante in cui reminiscenza, memoria e oblio convivono e dove il fantasma del pittore incontra i fantasmi ancestrali della propria fanciullezza“, osserva Elmerindo Fiore nel contributo critico. “Essi attraversano i muri e si palesano nella camera onirica dell’artista e lì lasciano il loro simulacro. […] La statura dei giganti in posa ribalta le certezze della realtà, inverte le sue cronologie, come a dire che solo ciò che si può dipingere è reale ed è reale solo ciò che non esiste.

Selezione opere

Gaetano Zampogna
Grifone #2, 2010
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Gaetano Zampogna
Mata #2, 2010
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Gaetano Zampogna
Grifone #3, 2010
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Gaetano Zampogna
Mata #3, 2010
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Gaetano Zampogna
Grifone #4, 2010
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Gaetano Zampogna
Mata #4, 2010
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Gaetano Zampogna
La giganta, 2013
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Gaetano Zampogna
Mata #18, 2012
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Gaetano Zampogna
Grifone #27, 2012
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Testo critico

Mata e Grifone giganti in posa

di Elmerindo Fiore

il gigante Grifone rapì Mata
gigantessa vergine di bella presenza
una sera nella notte dei tempi

al mattino
Mata apparve prosciugata
perché quella notte nella notte dei tempi
era diventata sposa del suo rapitore e sua complice

: uccisero tanti cavalieri
fondarono città
organizzarono balli scanditi dai tamburi
e fecero figli

; quando seppero di dover morire
decisero di vivere d’assenza
e diventarono fantasmi di cartapesta
che ancora si sfiorano
attraversano strade e piazze
si corteggiano
e si mettono in posa per essere ritratti

Le opere “gigantesche” di Zampogna sembrano nascere da quella condizione stravagante in cui reminiscenza, memoria e oblio convivono e dove il fantasma del pittore incontra i fantasmi ancestrali della propria fanciullezza fatta di paura e feste.

Le messe in scena rappresentano i due personaggi del mito: essi attraversano i muri e si palesano nella camera onirica dell’artista e lì lasciano il loro simulacro.

Dal 2010 Zampogna utilizza grandi stoffe decorate come supporto creando un dialogo imprevedibile fra la base prestampata e la sua lingua che sembra conciliare sapientemente la lezione quattrocentesca di Piero con la naïveté.

Egli realizza una parodia di arazzi su cui gli assenti diventano corpi trasparenti nelle ore mattutine del dormiveglia, quando la realtà è volatile.

La statura dei giganti in posa ribalta le certezze della realtà, inverte le sue cronologie, come a dire che solo ciò che si può dipingere è reale ed è reale solo ciò che non esiste.

Lo studio di Gaetano Zampogna - La tessitura del tempo

di Claude Frontisi

C’era una volta…

Lo spazio creatore.

Entrare nello studio di Gaetano Zampogna è un po’ come varcare una frontiera spazio-temporale, oltrepassare un limite simile a quello dello specchio che Lewis Caroll inventò per Alice, oppure liberarsene, secondo l’esempio degli eroi di George Lucas. Spaesato e allo stesso tempo sicuro, l’osservatore scopre in questo luogo una pratica figurativa che, come per magia, fonde l’ieri con l’oggi, il qui con l’altrove, il tragico col buffo, il visuale e il fantasma. Un tale processo creativo rientra tra gli inganni concettuali che utilizzano il fotomontaggio e l’intarsio per rompere più efficacemente la logica delle immagini, grandi aperte verso dei campi associativi polimorfi. Così, questo luogo incontaminato di Roma (per quanto tempo ancora?) funge da arena nella disputa tra Mnemosine e l’attualità televisiva.

All’interno, lo spettatore privilegiato prende posto a un capo del grande tavolo da lavoro, vicino all’opera in progress e alla pasta al sugo del maestro. Poi lui va a sedersi sulla panca incerta che costeggia il muro, per un dibattito senza limite né ragione. Familiare ai luoghi, Elmerindo Fiore, il compagno degli anni Artmedia, vi si affumica i baffi senza sosta. Infine, il visitatore è introdotto in questa fabbrica di opere perché possa “riempirsene gli occhi”. L’attività dell’artista si radica nella relazione sociale familiare così come nell’arte esperta del disegno.

Mata e Grifone.

Gaetano è nato a Scido, in Calabria. Probabilmente nello sguardo serio ereditato dall’infanzia passano e ripassano i giganti portati in processione durante le feste locali. Forse il suo sguardo fa già un salto al di là dello stretto, fino a Messina: dall’Aspromonte non è che un passo… Là, Grifone e Mata, i fondatori mitici della città, percorrono la loro bella città e danzano l’uno con l’altra – da intendere “si accoppiano”: anche i guaglioni piccoli comprendono quest’evidenza. Di certo la sua testa adulta (che oggi ingrigisce) e le sue orecchie rimbombano sempre dei rumori della folla che domina il rullo rintronante dei tamburi. A questo baccano aggiungerei il suono tumultuoso delle zampogne, che, sebbene siano estranee a questo corteo, assumono sicuramente un ruolo “costitutivo” nell’immaginario dell’artista. Altrimenti, come potremmo concepire il senso atemporale dei dipinti che ci mostra oggi, come temerne la corporeità, la presenza, la su-realtà?

In questo studio i muri sono coperti per tutta la loro altezza (quasi 3 m) da grandi tele dipinte, tenute appese senza cornice, che l’erudito collegherà, se vuole, con il gruppo francese Support-Surfaces. Il tessuto proviene da rotoli destinati alla decorazione e al mobilio, che danno il contributo del readymade: la contemporaneità post-duchampiana apporta la sua parte di storia e citazioni. Tuttavia, il lavoro di pittura trascende le materie. Il supporto rinnova la tradizione medievale delle tappezzerie “millefiori”. Da questo sfondo stampato sorgono le figure dei giganti, Mata, Grifone e i loro simili. Alcuni montano a cavallo, e questi si possono di certo apparentare a quelli di Paolo Uccello; altri avanzano con una serenità rigida, fieri e paffuti, a eccezione del Mauro barbuto, metà ghignante, metà pacificato. Infine, a scala umana, i portantini e gli assistenti, i musicisti (tamburi, trombe, clarinetti, flauti) divengono fittizi quanto le figure di cartapesta, precipitate nell’abisso dello spazio irreale dello sfondo: rappresentazione di rappresentazioni.

Questa è la pittura che Gaetano Zampogna declina in tutti i tipi di formato: fantasmi venuti dalla notte dei tempi, sogno a occhi aperti che ci invita a condividere nel presente, nella gigantomachia di questa esposizione che gli consacra la Galleria Maja Arte Contemporanea.

Artisti esposti

Gaetano Zampogna
 

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